Io credo nei concorsi letterari. Non in tutti, e non incondizionatamente. Ma li ritengo un ottimo banco di prova. Utilissimi per provarsi, per ricevere un feedback e emanciparsi almeno in parte dai dubbi che toccano qualsiasi persona che si cimenti con una produzione letteraria. Sottoponendo le proprie cose agli amici s'incappa in alcuni rischi. Il primo è che per paura di ferirti, e con la scusa di incoraggiarti ti dicono che sei bravo e di continuare così. Il secondo è ancora peggio, cioè che senza aver letto le tue cose, si complimentino solo perché ritengono che scrivere sia un'ottima occupazione, una cosa che fa riflettere, e quindi sono compiaciuti che tu investa in una così bella maniera il tuo tempo.
Senza contare, e penso sia impossibile farne a meno, che spesso i nostri amici di letteratura capiscono ben poco, spesso non amano neanche leggere, e molti se si soffermano sulle cose che gli mandiamo è solo per soddisfare una strana e insana curiosità, e magari leggono, pensando di trovare informazioni o falle della nostra intimità. Quindi, penso sia difficile servirsi del loro giudizio per valutare il valore dei nostri scritti. Un valore, attenzione, che va ben definito. Non stiamo parlando della capacità di emozionare qualcuno. Per valore io intendo, l'arte, la maestria nella scrittura, l'individuazione di alcune alchimie, il discernimento e la consapevolezza, oltre naturalmente ai contenuti e alla capacità di trasmette qualcosa a livello sinestetico. Per questo consiglio, dopo un'attenta selezione tra le centinaia di concorsi che ogni anno vengono organizzati, di cimentarsi e tentare questa strada di giudizio. Anche perché la giuria sarà composta di persone disinteressate a noi e alle nostre vicende e angosce personali, e ciò gli permetterà di valutare la reale portata della nostra scrittura. Confrontarsi è molto importante. Permette di prendere le distanze da alcune cose e di avvicinarsi ad altre. Partecipare ad una premiazione, conoscere altri poeti, recitare la propria poesia davanti ad un pubblico sono passaggi formativi importanti. Io non credo né ai geni incompresi, né ai cassetti pieni di capolavori. Oggi il web consente a chiunque di veicolare e mostrare i propri lavori. Essere timidi vuol dire perdere occasioni. Essere bravi potrebbe voler dire essere riconosciuti.
Plutarco, chi era costui? Rubo l'incipit da Manzoni, per iniziare questa digressione. Da ragazzino frequentavo la biblioteca della mia città, ero molto attratto dai libri e dalla cultura classica. Forse era una reazione al fatto che frequentassi una scuola tecnica, sta di cronaca, che presi in prestito un volumetto di Plutarco di Cheronea dal titolo De adulatore et amico. Questo piccolo trattato spiegava come distinguere l'adulatore dall'amico. Ora, non è che io avessi problemi di questo genere, avevo pochi amici, e penso nessuno che mi adulasse. Ma mi aveva colpito questa cosa dell'adulazione. Cioè la necessità, già nell'antica Grecia che qualcuno scrivesse qualcosa a riguardo. E poi questa scoperta, cioè il prendere consapevolezza che esistono gli adulatori. Potevo capire che esistesse l'adulazione o l'adulare nel breve frangente di tempo, come il compiacere spinti magari da insane forme di buonismo. Conosco ora la maniera di bistrattare la parola bravo e bello, la facilità con cui si risolve pronunciandola nel momento in cui qualcuno interpella il nostro giudizio. Ma dell'adulatore come atteggiamento professionale ancora non ne avevo percezione. Tutto questo, tornando alla questione delle Lettere, serve ad introdurre un atteggiamento pericoloso del panorama letterario. Mi accorgo di troppe persone che si lasciano abbindolare da chi si serve dell'adulazione per i propri profitti personali. Sto parlando della cosiddetta editoria a pagamento. Lungo la mia strada sono incappato anche io in editori dal fare semiserio, pronti a giurare sul sacro della poesia con la mano destra, e a contare i soldi guadagnati pubblicando robaccia con la sinistra.
Ho potuto apprezzare molte di queste dinamiche, ho incontrato persone a cui hanno fatto credere di avere tra le mani un capolavoro, giusto per spingerle verso quel cattivo investimento che è pubblicare un libro di poesia. Più cattivo ancora, concorderete con me, se le poesie non hanno alcunché valore.
Morale della favola, scantinati e soffitte piene di libri. Case editrici con cataloghi online privi di qualsiasi credenziali. Persone raggirate facendo leva sul compiacimento. Alberi abbattuti per veicolare un nulla, importante sintomo della nostra contemporaneità. Naturalmente, in tutto ciò, esistono delle ottime e nobili eccezioni. Ma per trovarle occorre saper distinguere l'adulatore dall'amico.
Scrivo poesie da molti anni, e credono che ci siano molte cose che formano lo scrivere al di là dell'esercizio con la carta o con la pagina bianca di Word. Leggere, è risaputo allarga e permette di capire cosa regoli la scrittura. Ma anche viaggiare e il dinamismo che ne deriva hanno molto a che fare con le parole. Oppure le esperienze edificanti di veri amori, dove molto si rimescola del nostro centro emozionale. E per lo stesso motivo l'affrontare la morte di una persona cara. All'alba dei miei trent'anni rivedo in tutte queste esperienze un potenziale letterale. Poi come in ogni cosa ognuno ha i suoi trucchi. Io, ad esempio, per difendermi dalla cacofonia audiovisiva guardo raramente la televisione. E la accendo solo quando credo di aver portato a termine tutto ciò che dovevo fare. Credo che un linguaggio disconnesso, caotico, veicolato in maniera che la maggior parte dei programmi servano ormai solo a fare una pausa tra un slogan commerciale ed un altro sia deleterio, sopratutto se una persona conserva e vuole nutrire la sua dimensione artistica o letterale. Parlo di questa dimensione come della capacità di stare svegli, vigili in un processo di individuazione. I poeti hanno bisogno di qualcosa da dire, la televisione solo di spettatori a cui vendere. Scrivere è anche un processo che attraverso le parole ha il compito di svelare nuove visioni. Quindi individuo in alcune cose delle esperienze dispersive, nemiche dello scrivere. L'utilizzo di troppa televisione, come dicevo prima, o dei videogames. O lasciarsi andare nelle derive di internet. Per scrivere occorre tenere sempre fermo il proprio centro, stare attenti e allineati. Questo, in queste mie prime brevi confessioni, mi sento di suggerire a chi vuole avvicinarsi alla scrittura poetica.
PREMIO LETTERIARIO "SOLARIS"
VINCITORI DELLA TERZA EDIZIONE
E’ con soddisfazione che la nostra casa editrice ha il piacere di comunicare i vincitori della terza edizione del premio Solaris per la poesia. Dopo un non facile lavoro di redazione che ci ha visti impegnati per tutta l’estate, i risultati sono i seguenti:
CATEGORIA SILLOGE
1° classificato: “Come una nebulosa” di Marcella Testa
2° classificato: “Giganti di carta stagnola” di Monica Pintucci
3° classificato: “Quando il computer impazzisce” di Corrado Guzzon
Finalisti:
– “Akume” di Sebastiano Adernò
– “Silloge” di Paola Schiaroli
– “Silloge” di Elzide Giovagnetti
– “La realtà e l’infinito” di Denise Ugliano
– “Nel momento, nel tempo” di Laura Cacciamano
– “Silloge” di Roberto Capuzzo
– “Processione di scheletri” di Alessandro Franzina
– “Nel mio mondo” di Barbara Barone
– “Poesia di una storia” di Giuseppe Lamberti
IL SEGRETO DELLE FRAGOLE - ed. 2010
a cura di Luca Baldoni e Elio Pecora
Tema: L'Italia e la fatica di amarla
L'Italia e la fatica di amarla è stato il tema dell'edizione 2010 de "Il segreto delle Fragole" - a cura di Luca Baldoni e Elio Pecora (vedi bando) e l'adesione dei partecipanti ha registrato un elevato senso di responsabilità del dire, a conforto di quanto operato nel tempo da LietoColle che, proprio nel 2010, compie 25 anni di attività.
| Autore | Città | mese diario 2010 | Titolo poesia |
| ADERNO' Sebastiano | Noto (Siracusa) | marzo | Italici |
| AMADEI Filippo | Forlì | febbraio | Nel traffico |
| AMBROSINI Angela | Città di Castello (Perugia) | febbraio | Un giorno come tanti |
| ANNICCHIARICO Marco | Milano | novembre | Settanta |
| ASTE Andrea | Torino | ottobre | Esilio |
| BALCET Daniele | Germania | luglio | Occhio natante |
| BALZARETTI Cristina | Verano Brianza (Milano) | giugno | Esilio |
| BATTIATO Valeria | Biancavilla (Catania) | novembre | Questioni di comune interesse |


